Se hai più di 50 anni vuol dire che sei nato prima del 1971. Appartieni quindi alla fascia più anziana della Generation X (altrimenti detta “della transizione”) o alla parte più giovane dei Baby Boomers (a tale proposito rivedi l’articolo 'E tu, a quale generazione appartieni?'). Insomma, ancora troppo giovane per stare con i vecchi, ma, allo stesso tempo, troppo vecchio per stare con i giovani. Ma chi lo dice che si tratta di uno svantaggio? Victor Hugo diceva che i quarant’anni sono la vecchiaia della giovinezza, ma i cinquant’anni sono la giovinezza della vecchiaia. A patto però di avere i conti a posto. E allora dimentichiamo i capelli grigi e concentriamoci sugli investimenti.
Secondo l’ABI, l’Associazione Bancaria Italiana, a fine febbraio sui Conti Correnti (comprensivi di Depositi e Pronti contro Termine) ci sono oltre 1.700 miliardi di euro (1.745,6 per l’esattezza) ed è una cifra in continua crescita, che addirittura nell’ultimo periodo ha ulteriormente accelerato, a causa dell’incertezza dello scenario pandemico. Questo enorme ammontare di ricchezza è purtroppo mal impiegato, perché da tempo le Banche hanno ridotto i rendimenti offerti, proprio per incentivare i clienti ad investire e nello scenario dei tassi negativi molti istituti di credito sono passati addirittura all’attacco rifiutando i clienti con un ammontare troppo elevato. La regola aurea della pianificazione finanziaria prevede che sul Conto ci debba essere la somma necessaria per fare fronte alle spese e avere una soglia minima di sicurezza. Per dare un ordine di grandezza, siamo attorno ad un terzo delle entrate annue. Avere di più è antieconomico.
Una corretta pianificazione finanziaria prevede necessariamente che una parte sia investita nel comparto azionario. Le azioni sono la benzina nel motore del nostro portafoglio e non possiamo ignorarle. Ma quanta parte del nostro portafoglio deve essere impiegata in azioni? Purtroppo a questa domanda non è possibile dare una risposta valida per tutti. Molto dipende dallo stato della restante parte del patrimonio personale. Gli anglosassoni utilizzano una formula sintetica ma significativa per indicare una regola che vale per la generalità dei casi e la chiamano la rule of thumb (la regola del pollice).
La nostra “regola del pollice” ci dice che la percentuale azionaria dovrebbe essere pari alla quota risultante dell’equazione 100-età. Un cinquantenne, quindi, dovrebbe avere in un portafoglio un impiego azionario pari al 50%, dato dalla sottrazione 100-50=50%. Ovviamente questa quota va attentamente diversificata per settori e per area geografica per evitare di puntare tutto in un unico titolo.
Ormai è assodato: non è possibile pianificare correttamente il proprio futuro senza pensare al momento del pensionamento. In tal senso, non è possibile prescindere dall’adesione a una forma di Previdenza Complementare che fornisce un valido sostegno al mantenimento del tenore di vita dal momento (ormai non lontanissimo) in cui andrai in pensione. Se non hai aderito ad una Forma di Previdenza Complementare è consigliabile farlo al più presto, anche a cinquant’anni. Se invece lo hai già fatto è probabile che sia venuto il momento di rivedere l’allocazione dei tuoi investimenti. Come normalmente ti avranno consigliato, è corretto partire dai comparti del Fondo Pensione a maggior contenuto azionario, ma è anche importante monitorare attentamente l’orizzonte temporale. A partire dai 15 anni mancanti al momento del pensionamento è più giusto passare a comparti caratterizzati da un minor contenuto azionario e da un sempre maggior contenuto obbligazionario, in modo da preservare maggiormente i rendimenti ottenuti.
Quello dello spartiacque a 50 anni è un retaggio del passato. Oggi i cinquantenni hanno da tempo abbandonato le teorie “dell’inizio del declino” e si ritiene che appartengano all’età del “quintastico” dall’unione di “quinquagenario” e “fantastico” con un percorso di vita ancora mediamente lungo. Rimane quindi valida l’opzione del Piano di Accumulo come forma mediata di investimento, ma anche per iniziare a pensare al futuro dei tuoi figli. E oltre al PAC, ricetta sempre valida con un orizzonte almeno decennale, anche favorire l’adesione di chi verrà dopo di noi ad una forma di Previdenza Complementare è la scelta migliore.

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