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Dissesto idrogeologico: tutelate la natura per rendere meno fragile il territorio

È cronaca frequente quella che, purtroppo, ci racconta di alluvioni che investono aree sempre più estese del nostro Paese, di frane che si abbattono sulla popolazione, case e strade portando via tutto quello che incontrano. Eventi che lasciano dietro di sé solo distruzione: dal 1970 al 2019 gli eventi di frana e di inondazione hanno causato 1.673 morti, 60 dispersi, 1.923 feriti e 320.028 evacuati e senzatetto.

Ma perché accade tutto questo?

L’Italia un Paese strutturalmente predisposto a frane e alluvioni

Quelle descritte sono calamità naturali che rientrano nell’espressione di “dissesto idrogeologico”, con la quale si intende tutti quei processi che generano una degradazione del suolo come appunto frane, alluvioni o erosioni.

Il dissesto idrogeologico è un problema che nel nostro Paese assume una particolare rilevanza, perché il territorio nazionale per le sue caratteristiche è predisposto a questa tipologia di eventi.

Siamo il paese europeo maggiormente interessato da fenomeni franosi, con 620.808 frane che hanno interessato un’area di 23.700 km2, pari al 7,9% del territorio nazionale.

Complessivamente, oltre il 16% del suolo italiano, si tratta di ben 50 mila km2, è classificato a maggiore pericolosità e il 91% dei comuni è a rischio per frane e/o alluvioni come evidenziato dall’Ispra nel rapporto “Italia sempre più a rischio di dissesto idrogeologico” del 2018. Uno studio che sottolinea come quasi il 4% degli edifici italiani (oltre 550 mila) si trovi in aree a rischio di frana elevata e molto elevata e più del 9% (oltre 1 milione) in zone potenzialmente soggette ad alluvioni. In tutto, sono oltre 7 milioni le persone che risiedono in aree qualificate come vulnerabili.

Uomo e cambiamenti climatici alzano l’asticella del pericolo

A concorrere all’incremento di questi fenomeni e a renderne spesso ancora più drammatiche le conseguenze anche la mano dell’uomo: cementificazione senza controllo, deforestazione, abusivismo edilizio, interventi invasivi e non ben valutati sui corsi d’acqua e la mancanza di manutenzione degli stessi sono tra i fattori antropici che più contribuiscono al dissesto idrogeologico. Secondo Legambiente, il 9% dei comuni, oggetto dell’indagine, ha edificato in aree a rischio e di questi 110 hanno costruito case, quartieri o strutture sensibili e industriali in aree vincolate. Allarmanti anche i dati sulla cementificazione dei letti dei fiumi: il 9% delle amministrazioni ha dichiarato di aver “tombato” tratti di corsi d’acqua sul proprio territorio, con una conseguente urbanizzazione delle aree sovrastanti, mentre solo il 4% ha eseguito la delocalizzazione di abitazioni costruite in aree pericolose.

A ciò si aggiungano anche gli effetti dei cambiamenti climatici che oggi si manifestano con maggiore violenza e frequenza. Precipitazioni sempre più intense, poco prevedibili e localizzate innescano piene improvvise dei corsi d’acqua e colate rapide di fango e detriti, compromettendo ancora di più l’integrità del territorio.

Cosa fare?

Le radici degli alberi a sostegno del suolo

Tra le soluzioni sicuramente più efficaci per prevenire e mettere in sicurezza il Paese vi è quello di garantire più natura. La presenza di alberi e arbusti è infatti in grado di creare ecosistemi naturali che hanno la capacità di reagire ad eventi esterni come, ad esempio, frane e cedimenti fornendo un ottimo ausilio per la loro prevenzione. Tutto questo è reso possibile grazie alla fondamentale azione stabilizzante delle radici delle piante: la loro presenza così come la loro distribuzione all’interno del terreno risulta infatti essere centrale per la trattenuta del suolo e conseguenzialmente per la sua stabilità. Ma l’importanza degli alberi non termina qui.


Più verde contro le alluvioni

Soprattutto nelle aree urbane il consumo di suolo determina un aumento del rischio che eventi metereologici estremi possano generare allagamenti questo perché quanto più un’area è coperta da asfalto e cemento, tanto minore è la sua capacità di assorbire acqua rispetto ad una superficie completamente naturale. La presenza di piante e di terreno “libero” rendono quindi il suolo in grado di assorbire in parte le piogge, rilasciando poi gradualmente l’acqua sia nelle falde idriche sotterranee che nei corpi idrici superficiali. A questo si deve aggiungere che le chiome di alberi e arbusti svolgono un ulteriore azione d’intercettazione della precipitazione, che porta ad un rallentamento della velocità di caduta consentendo una graduale gestione delle acque in eccesso da parte del terreno. Più alberi e più suolo naturale sono quindi indispensabili per rendere i nostri centri urbani resilienti ai cambiamenti climatici.

Da quanto detto finora si comprende quindi l’importanza delle azioni di forestazione così come di quelle di gestione sostenibile del patrimonio forestale esistente. Solo una natura sana può essere in grado di svolgere a pieno le sue funzioni ed espletare i suoi servizi ecosistemici, tra i quali quello di protezione, tutela e rafforzamento del territorio, oggi troppo fragile.

Le informazioni pubblicate su questa pagina hanno scopo divulgativo e non rappresentano una consulenza, raccomandazione o sollecitazione ad effettuare investimenti né tantomeno ricerca in materia di investimenti. Le informazioni, per quanto accurate e aggiornate, possono non essere complete e non tengono conto delle caratteristiche patrimoniali e finanziarie dei singoli destinatari.
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