È normale sentirsi eccitati e fiduciosi quando gli investimenti performano bene e delusi quando invece le cose non girano nel verso giusto. In generale, la nostra risposta emotiva muta al variare delle condizioni di mercato. Questo genera un flusso di emozioni che determina il ciclo emotivo descritto nella figura 1 e che insegue, in ritardo, la crescita e la riduzione nel valore dei nostri investimenti.
FIGURA 1
Quando inizialmente la risposta dei mercati al Covid-19 è consistita in una spirale negativa, la paura degli investitori è diventata disperazione, vicina al panico. Siamo fatti così: anche se il rischio di contrarre il virus, se facciamo le cose giuste, è basso, il nostro comportamento nei mercati riflette la possibilità di una catastrofe di durata decennale. Ma la volatilità è insita nella natura stessa dei mercati e seguire le emozioni, comprando e vendendo sulla scorta delle fluttuazioni di breve termine, può determinare nel tempo un’esperienza di investimento particolarmente spiacevole.
In un periodo come quello attuale in cui un giorno i mercati precipitano in modo mai visto prima e il giorno successivo effettuano delle rimonte altrettanto fenomenali, la psicologia degli investitori ricorda quella ben descritta da Robert Louis Stevenson nel suo celebre romanzo “Lo strano caso del Dottor Jeckyll e del Signor Hyde”.
La finanza comportamentale insegna che prendere decisioni di investimento in periodi di alta volatilità come questi equivale a mettersi al volante durante un attacco di vertigini. Fare market timing in periodi di disastri naturali, crisi geo-politiche o epidemie può voler dire prendere delle decisioni precipitose che raramente con il senno di poi avremmo preso. Tanto più alta è la volatilità, tanto aumenta il rischio che reagire alle condizioni del momento ci metta in perenne ritardo, facendoci perdere le condizioni di rimbalzo del mercato, come ben ci raccontano i dati presentati nella figura 2. Quando la volatilità è molto alta, a giorni di forti perdite si susseguono disordinatamente giorni di recuperi eccezionali e la rincorsa del mercato rischia di lasciarci perennemente insoddisfatti ed emotivamente vulnerabili.
Il messaggio è quindi quello di provare a far scattare un semaforo rosso a ogni tentazione di market timing quando si manifestano crisi di mercato, perché sono le nostre emozioni a muoverci, in genere, come già detto, proprio nei momenti sbagliati. La storia ci insegna molte cose e prima di agire dovremmo sempre fare tesoro di quello che ci racconta.
FIGURA 2
IPA, un asset manager americano, ha infatti calcolato che se un investitore nel mercato azionario americano fosse stato in grado di evitare i 40 peggiori giorni di negoziazione degli ultimi 20 anni avrebbe ottenuto una performance superiore del 991% rispetto a quella raggiunta attraverso un investimento buy and hold (“compra e mantieni”). Se tale performance può apparire entusiasmante, è però vero che per ottenerla un investitore avrebbe dovuto azzeccare in media i due peggiori giorni all’anno per venti anni consecutivi. Come mostra la figura 3, anche un investitore meno “lungimirante” avrebbe ottenuto ottimi risultati “semplicemente” azzeccando i 5 giorni peggiori. C’è però sempre un rovescio della medaglia che ben si spiega leggendo i numeri calcolati da IPA e presentati nella FIGURA 4.
FIGURA 3 | Fonte: IPA
Infatti, un investitore che, “saltellando” dentro e fuori dal mercato, avesse perso i 40 migliori giorni di negoziazione degli ultimi 20 anni si sarebbe trovato non solo a sottoperformare la strategia buy and hold, ma addirittura a perdere quasi il 4% l’anno. Per capirci meglio, se un investitore avesse mancato in media i 2 migliori giorni negli ultimi 20 anni si troverebbe oggi con una sonora perdita.
FIGURA 4 | Fonte: IPA
La nostra palla di cristallo non è lucida a sufficienza da suggerirci quanto la volatilità cambierà nuovamente, ma la ricerca accademica e l’evidenza empirica insegnano che una saggia e mirata diversificazione di portafoglio e temporale funzionano meglio di un corposo ansiolitico.
Barbara Alemanni è Professore di Economia degli Intermediari Finanziari presso l’università di Genova e Affiliate Professor alla SDA Bocconi School of Management. E’ membro del Consiglio di Amministrazione dell’Università di Genova e presso la stessa Università presiede il Comitato Lasciti. E’ Consigliere di Amministrazione non esecutivo e indipendente di Borsa Italiana SpA e di Fincantieri Spa. Partecipa al Comitato degli investimenti dell’IIT e dal 2016 è membro del Group of Economic Advisors (GEA) dell’ESMA. E’ stata consulente scientifico per il MEFOP e ha fatto parte del gruppo di lavoro CONSOB-Università sul tema del Fintech. E’ un esperta di finanza comportamentale, di micro e macro struttura dei mercati finanziari e di regolamentazione dei mercati finanziari.

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