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Il Protocollo di Montreal: come proteggere lo strato di ozono

Il 16 settembre si celebra la Giornata Mondiale per la Preservazione dello Strato di Ozono, una data scelta per ricordare la firma del Protocollo di Montreal, ratificato da tutti i Paesi del mondo con l’obiettivo di difendere il delicato scudo che protegge gli organismi viventi dalle radiazioni solari.


La scoperta

Nel 1974, i ricercatori Frank Sherwood Rowland e Mario Molina dell’Università della California a pubblicarono sulla rivista Nature un allarmante studio incentrato su alcune sostanze artificiali, note come CFC (clorofluorocarburi), le quali erano in grado di danneggiare lo strato di ozono.

Tuttavia, solo a metà degli anni ’80, un team di ricercatori del British Antarctic Survey scoprì un buco nella barriera. La causa era presumibilmente attribuibile a sostanze chimiche ampiamente utilizzate all'epoca in prodotti come liquidi refrigeranti, solventi e propellenti per le bombolette spray.


Il Protocollo di Montreal

Queste ricerche pionieristiche rivelarono l’urgenza di intervenire, aprendo di fatto la strada al Protocollo di Montreal, un trattato che ha posto le basi per l'eliminazione graduale delle sostanze dannose per la protezione dell'ozono stratosferico.

Attualmente, questo accordo disciplina quasi 100 sostanze chimiche artificiali e dal 2016 ha incluso gli idrofluorocarburi (HFC), potenti gas serra che possono avere un forte impatto sul cambiamento climatico. Inoltre, il Protocollo regola anche gli scambi commerciali, la comunicazione dei dati di monitoraggio, l’attività di ricerca, lo scambio di informazioni e l’assistenza tecnica ai Paesi in via di sviluppo.

Grazie a questo accordo, le previsioni attuali sono ottimistiche. Infatti, il rapporto quadriennale di valutazione del gruppo di valutazione scientifica del Protocollo di Montreal ha confermato che, grazie alla cooperazione tra gli Stati, ad oggi si è riusciti ad eliminare gradualmente quasi il 99% delle sostanze vietate. Addirittura, gli scienziati stimano che lo strato d’ozono possa ritornare ai valori del 1980 (prima della comparsa del buco) intorno al 2066 sull’Antartico ed entro il 2045 sull’Artico.


Come le aziende e i cittadini possono contribuire

Se le azioni a livello globale sono cruciali per risolvere il problema del buco dell’ozono, è essenziale che ciascun individuo apporti il proprio contributo. In particolare, i singoli cittadini possono optare per l'acquisto di prodotti eco-sostenibili e privi di sostanze nocive per l'ozono, mentre le aziende hanno la responsabilità di eliminare gradualmente questi materiali dai processi industriali, investendo in tecnologie sempre più pulite e rispettose dell'ambiente.

La protezione dello strato di ozono richiede uno sforzo corale da parte di individui, imprese e governi. Solo unendo le forze e riflettendo sulle conseguenze delle nostre azioni quotidiane sarà possibile salvare la fascia protettiva del nostro pianeta, a beneficio della salute collettiva e delle generazioni future. 

Le informazioni pubblicate su questa pagina hanno scopo divulgativo e non rappresentano una consulenza, raccomandazione o sollecitazione ad effettuare investimenti né tantomeno ricerca in materia di investimenti. Le informazioni, per quanto accurate e aggiornate, possono non essere complete e non tengono conto delle caratteristiche patrimoniali e finanziarie dei singoli destinatari.
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