Quando si parla di intelligenza artificiale, le prime immagini a cui la maggior parte delle persone pensa sono film di fantascienza, robot impegnati a conquistare il mondo, macchine invincibili che trasformano gli umani in supereroi, ecc. Eppure, a dispetto di queste immagini da film di Hollywood, l’intelligenza artificiale è una tecnologia già presente nelle nostre vite che potrebbe aumentare in futuro.
La prima domanda è: “Cosa si intende per intelligenza artificiale?”. Abbreviata con la sigla AI (Artificial Intelligence) stiamo parlando della disciplina che studia come realizzare sistemi informatici intelligenti in grado di simulare le capacità e i comportamenti del pensiero umano. Nel 1956 per la prima volta si è iniziato a parlare di “intelligenza artificiale”, anche se ovviamente in un contesto differente.
Tale espressione fu coniata da John McCarthy, uno studente dell’Università di Princeton che decise, insieme ad altri giovani ricercatori, di sviluppare programmi informatici con un preciso intento: le loro funzioni dovevano avvicinarsi quanto più possibile a quelle della mente umana, come l’apprendimento, la comprensione del linguaggio naturale, il riconoscimento delle forme, le azioni di pianificazione e decisione.
Nel corso degli anni, l’uomo ha continuato a lavorare e sviluppare nuove AI, affinché fossero sempre più simili all’obiettivo prefissato da McCarthy. Difatti, oggi stiamo trattando un tipo di intelligenza artificiale molto diverso da quello delle sue origini.
Negli ultimi anni questa forma avanzata di tecnologia ha avuto un sempre più forte impatto in tutti i settori della società. Con una velocità sempre maggiore, ciò accade ancora oggi, soprattutto grazie all’utilizzo di software sempre più moderni.
Tra le ultime novità nel mondo high tech c’è ChatGpt: lanciata da OpenAl[1] lo scorso novembre, è un’applicazione in grado di simulare una conversazione realistica, al pari di un vero e proprio dialogo umano. Il tutto avviene tramite la creazione di output partendo da input: il software può generare da una domanda, una risposta che può essere sotto forma di un testo scritto, un codice, oppure persino una canzone.
Un ulteriore AI realizzata da OpenAl, è DALL-E: questa piattaforma è in grado di realizzare delle immagini partendo da un testo, seguendo anche lo stile di un pittore specifico piuttosto o di un intero movimento artistico per realizzare l’opera richiesta.
Un altro esempio molto importante da riportare è Synthesia. Si tratta di un’applicazione che può realizzare un video, in cui c’è una persona che parla usando gli scritti degli utenti. La cosa più sorprendente è che l’avatar è in grado di muoversi e gesticolare come se fosse un individuo reale. Inoltre, è anche possibile personalizzarlo scegliendo il sesso, la lingua da utilizzare, l’età, ecc.
Ci sono alcune app che, per aggiornare le proprie funzionalità, hanno adottato l’utilizzo delle AI. È il caso di Notion, una piattaforma che nasce per gestire e condividere informazioni come se fosse un blocco note digitale. Grazie all’introduzione dell’intelligenza artificiale nel suo database, adesso Notion è in grado di produrre dei contenuti, riassumere testi, generare commenti o elenchi puntati, ecc. Una volta creati, questi sono direttamente integrati all’interno del sistema, senza dover importare file da un’applicazione all’altra.
Superhuman è invece un valido aiutante per la gestione della casella mail. Basta semplicemente collegare il proprio account all’app e questa è in grado di organizzarla al meglio. In più, può eliminare ciò che non è importante, riassumere le comunicazioni più lunghe mettendo in evidenza i messaggi chiave, dare in automatico delle risposte per determinate questioni e molto altro ancora. Insomma, sembra proprio che dalla rivoluzione delle AI nessun settore sia escluso.
Ad oggi, stiamo assistendo a un boom di intelligenze artificiali, sempre più capaci di generare contenuti digitali all’avanguardia. In alcuni casi il fenomeno sta assumendo contorni preoccupanti: ad esempio, nel solo mese di febbraio, oltre 200 libri elaborati da un’intelligenza artificiale sono stati pubblicati e venduti su Amazon.
Il tutto è stato scoperto e raccontato da Greg Bensinger, giornalista di Reuters una delle più grandi agenzie di stampa del mondo. Mentre era intendo a cercare degli ebook sul sito dell’e-commerce, Bensinger ha notato che molti libri citavano ChatGpt come autore o co-autore del documento e da lì è arrivato a contare oltre 200 opere che presentavano tale annotazione.
Nonostante la piattaforma abbia garantito che sarà il più trasparente possibile, attualmente non è stata ancora creata una dicitura che indichi se un testo è realizzato completamente o in parte da un’AI. L’unica norma presente per utilizzare il servizio riguarda il divieto di inserire i testi di cui non si hanno i diritti d’autore, all’interno del proprio scritto da pubblicare.
Di intelligenza artificiale si parla molto, come della prossima big thing: è ovvio quindi che le società del settore stanno attirando consistenti investimenti su di esse. In più, si sta generando un effetto amplificatore: la popolarità delle AI provoca in alcuni casi un rialzo dei titoli finanziari di società legate a queste tecnologie. Un esempio è dato da BuzzFeed[2], a cui è bastato semplicemente annunciare di voler includere maggiori AI all’interno di alcuni processi aziendali, per veder volare il proprio valore azionario.
Sebbene, in molti siano concordi nel sostenere il potenziale delle nuove possibilità di tali software, diversi analisti manifestano già da tempo segni di preoccupazione nell’ambito finanziario. Secondo alcuni esperti ci sono molte probabilità che le intelligenze artificiali potrebbero diventare la prossima grande bolla speculativa.
Fin dal 1637, con i celebri bulbi di tulipani, le bolle speculative sono un fenomeno ricorrente nella storia finanziaria del mondo. Il copione è sempre lo stesso: una novità che desta qualche interesse diventa sempre più diffusa. I soldi girano con una velocità sempre maggiore e nessuno vuole perdere il treno (ci fu una bolla speculativa anche con le società ferroviarie nel 1837 negli USA). Le società spuntano come funghi e poi un giorno ci si rende conto che il fenomeno è sopravvalutato. Il resto è facilmente immaginabile. Ogni volta che succede, l’umanità stranamente si stupisce, ma poi riaccade ogni volta alla stessa maniera.
Nonostante questo pericolo non sia ancora accaduto, il settore continua ad espandersi sempre più velocemente, anche a causa delle esigenze del mercato per tecnologie sempre più all’avanguardia. Eppure, molti esperti continuano a manifestare il proprio scetticismo, esprimendolo appieno attraverso uno dei principi fondamentali della finanza: “Tutto quello che sale, prima o poi scende”. Solo il futuro ci dirà se AI = Dot.Com.
[1]OpenAI è un laboratorio di ricerca americano sull'intelligenza artificiale.
[2]BuzzFeed è una società americana di media, notizie e intrattenimento Internet con un focus sui media digitali.

Questi cookie consentono al sito di fornire funzionalità e personalizzazione avanzate. Possono essere impostati da noi o da provider di terze parti i cui servizi sono stati aggiunto alle nostre pagine. Se non si autorizzano questi cookie, alcuni o tutti questi servizi potrebbero non funzionare correttamente.
Questi cookie ci permettono di contare le visite e fonti di traffico in modo da poter misurare e migliorare le prestazioni del nostro sito. Ci aiutano a sapere quali sono le pagine più e meno popolari e vedere come i visitatori si muovono intorno al sito. Tutte le informazioni raccolte dai cookie sono aggregate e quindi anonime. Se non consenti questi cookie, non sapremo quando hai visitato il nostro sito.
Questi cookie possono essere impostati tramite il nostro sito dai nostri partner pubblicitari. Possono essere utilizzati da queste aziende per costruire un profilo dei tuoi interessi e mostrarti annunci pertinenti su altri siti. Non memorizzano direttamente informazioni personali, ma sono basati unicamente sull'individuazione del tuo browser e del tuo dispositivo internet. Se non si accettano questi cookie, riceverai una pubblicità meno mirata.
Questi cookie sono necessari per il funzionamento del sito e non possono essere disattivati nei nostri sistemi. Di solito vengono impostati solo in risposta alle azioni da te effettuate che costituiscono una richiesta di servizi, come l'impostazione delle preferenze di privacy, l'accesso o la compilazione di moduli. È possibile impostare il browser per bloccare o avere avvisi riguardo questi cookie, ma di conseguenza alcune parti del sito non funzioneranno. Questi cookie non archiviano informazioni personali.