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Ma dai! Non me ne ero mai accorto

L’irrompere del Covid 19 nelle nostre vite è stato devastante. Al di là delle ansie associate alle più che giustificate paure di contagio, le restrizioni alle nostre ‘abitudini’ quotidiane, quelle su cui si basa la nostra vita, hanno contribuito a far emergere quanto le nostre scelte e le nostre decisioni nel quotidiano siano appunto ‘abitudini’.

Il caffè al solito bar la mattina prima di entrare in ufficio, il caffè al distributore automatico aziendale chiacchierando con i 2 / 3 colleghi in coda, la collaboratrice domestica che arriva all’orario stabilito e che mi permette al rientro di trovare casa ‘in ordine’ , il supermercato sotto casa dove acquistare le ultime cose prima di rientrare a casa, le corse affannate per ‘recuperare’ i bimbi a scuola , o a musica, o in una delle decine di attività a cui li avviamo ( spesso senza averli neanche interpellati ..), il barbiere o il parrucchiere presso cui recarci distrattamente per ‘avere la testa in ordine’…

Tutte cose che d’improvviso si sono (temporaneamente!) dissolte come in un fumetto in cui qualcuno, dispettoso, buca il palloncino.

E d’improvviso, costretti alla restrizione domiciliare, anche lavorativa, ci accorgiamo proprio di quanto quelle abitudini regolassero, scandissero le fasi della nostra giornata, e quanto portassimo avanti la nostra routine giornaliera senza renderci del tutto conto di quanto fossero momenti importanti, di quanto contribuissero al nostro benessere quotidiano. Proviamo un sentimento di vera nostalgia, e ci auguriamo di tornare quanto prima alle vecchie abitudini.

Cosa ci segnala tutto ciò? Che in un contesto di riferimento in forte cambiamento, come spesso succede, adeguarsi non è né facile né veloce. Le abitudini stanno proprio lì per frenarci in questo processo di accettazione del cambiamento, processo che in tutti i momenti di ‘crisi’ invece è fondamentale. E chi opera nel risparmio gestito si troverà a gestire anche questa ritrosia dei clienti a interpretare con ‘occhiali diversi’ le proposte, le strategie, i consigli che un consulente ‘globale’ proporrà per adeguarsi al nuovo contesto. Anche in questo caso, la competenza ‘globale’ del consulente deve esplicarsi in un ambito di finanza comportamentale, per aiutare il cliente a prendere consapevolezza del nuovo contesto e quindi a effettuare le decisioni di investimento più adeguate.

Da dove scaturiscono le abitudini

Fare in modo che una attività ripetitiva, routinizzata si trasformi in abitudine è frutto di una precisa attività del cervello, svolta dalla parte più antica che lo costituisce, il ‘sistema limbico’. 

Quando una attività è ‘ripetitiva’, il cervello dedica ad essa una serie di neuroni, deputati ad attivarsi quando ‘agiamo’ questa attività. L’insieme di questi neuroni ‘dedicati’ viene definita dalle neuroscienze ‘struttura neuronale automatizzata’ o ‘struttura neuronale superordinata’. E’ come se il cervello disegnasse una striscia gialla per delimitare una corsia preferenziale costituita dai neuroni dedicati all’attività abitudinaria; e questi neuroni si attiveranno solo quando svolgeremo queste attività. In questo modo, il cervello ottimizza l’attivazione dei neuroni, consumando meno ‘energia’ (zuccheri) e in definitiva mantenendo lo scopo primario del sistema limbico: garantire all’organismo la sopravvivenza.

Vi è mai capitato di guidare l’auto verso una destinazione, e una volta raggiuntala vi siete chiesti: ’già sono arrivato? E come ho fatto?’. Semplice: avete attivato la ‘struttura neuronale’ dedicata all’attività routinizzata ‘guida’, avete cioè inserito il pilota automatico. Intendiamoci: avete svolto attività complesse come inserire le marce, schiacciare la frizione, frenare, accelerare, mandare a quel paese chi vi ha intralciato, ma tutto come da abitudine stratificata negli anni da quando avete preso la patente. Provate ora a ripensare invece all’esame per la patente: probabilmente non ricordate nulla del percorso, ma avete vivida la sensazione di concentrazione spasmodica per ricordare l’esatta sequenza di quegli stessi gesti (controllo lo specchietto, metto la cintura, metto a folle, schiaccio la frizione, accendo il motore, etc…) che adesso sono gestiti dalla ‘corsia preferenziale’ costruita dal nostro cervello.

La sofferenza che proviamo di fronte al cambiamento, e ancor più ai cambiamenti dolorosi di questo periodo, è riconducibile all’estrema difficoltà di governare queste ‘autostrade neuronali’, e il gestore di relazione deve tenere presente questo fondamentale ‘disagio emotivo’ del cliente. E soprattutto combattere con una tipica abitudine propria del ‘consulente’: quella di vedere il cliente sempre con gli stessi ‘occhiali’, e quindi non attivandosi a modificare le proprie strategie di relazione nei momenti di cambiamento. Ma che strumenti abbiamo per tentare di non essere ‘ostaggio’ delle nostre abitudini? Fortunatamente nella corteccia pre-frontale, quella che fa di noi degli esseri ‘razionali’, è presente un circuito cerebrale che mette a disposizione due risorse fondamentali dedicate a completare, se non addirittura contrastare e mutare, il resto della mente. Queste due straordinarie risorse sono il dubbio e l'autocontrollo, che si traducono in due ‘azioni’: sospendere il giudizio (dubbio), e mantenere viva l’attenzione rispondendo attivamente agli ‘stimoli’ (autocontrollo ). Occorre tempo, occorre la perseveranza di un impegno che contrasta ciò che verrebbe più facile e istintivo, affinché finalmente si stabilizzino nuove reti sinaptiche spontaneizzate e automatizzate, che modificano le precedenti. 

Proverò a iniziare a scalfire un po' delle vostre ‘corsie preferenziali’ tentandovi di fornirvi stimoli che mettano in dubbio le vostre certezze, e vi spingano a essere reattivi e a esercitare l’autocontrollo.

Chi di voi non conosce la statua rappresentata nella foto?

Si, è la Statua della Libertà, che si erge su Ellis Island, più nota come Liberty Island, posta appena fuori Manhattan. Qui scatta una ‘corsia preferenziale’ planetaria: so cos’è, l’ho vista milioni di volte, ci sono anche stato. Sì, lo so, ma stiamo tentando di guardarla con occhi diversi, ricordate? Quindi proviamo a lasciare la ‘corsia preferenziale ‘ e vediamo come rispondete ad alcuni stimoli. Per esempio, perchè la corona ha sette punte e non otto o sei? 

Probabilmente ora qualcuno comincerà a contare le punte, e questo è reagire positivamente agli stimoli. Sono 7 perché simboleggiano i 7 mari e i 7 continenti su cui risplende la luce della libertà.

Ma ora guardiamo quest’altra foto. Anch’essa vi stimola informazioni stratificate, e quindi ‘abitudinarie’: è il Duomo di Milano, bellissimo con le sue guglie e le sue statue che sembrano un merletto. 


Bene, lo stimolo che vorrei lanciarvi è: perché la statua della libertà potrebbe essere più ‘italiana’ di quanto immaginiamo? Probabilmente la vostra curiosità si sta accendendo, e ciò vi porta a tentare di uscire dalla ‘corsia preferenziale ‘ dell’abitudine. Allora vi do un aiuto. Guardate bene il balcone posto sul portone di ingresso al duomo. Cosa state pensando? ’E’ troppo piccola la foto, come faccio?’ Beh, attivatevi e cercatela su internet: sarebbe una bella risposta allo stimolo. Ma per questa volta vi aiuto io. 


Si , state vedendo bene. Il balcone che vedete è del 1816, la statua della libertà del 1860. Le statue rappresentano la Giustizia Cristiana ( o moderna) e la Giustizia Mosaica ( a destra, la statua con le tavole) .


Una delle fonti di ispirazione di Barholdi, l’autore alsaziano della Statua della libertà, è riconducibile ad un immaginario ‘copia e incolla’ con cui fuse le due statue (quella a destra è rinvenibile nella Statua della libertà per le tavole e il taglio della tunica) che effettuò quando, alla ricerca di una ispirazione per il suo progetto, alzò lo sguardo, e guardò il Duomo con occhi ‘diversi’. Grazie alla capacità di mantenere viva l’attenzione, ebbe l’idea che lo ha reso immortale (cfr. P. Daverio, Il secolo lungo della modernità, Rizzoli editore).

Sono certo che passata la tempesta Covid 19, quando vi capiterà di essere di fronte al Duomo , andrete alla ricerca di questo balcone, e lo guarderete con occhi diversi, e forse alcuni di voi non potranno non pensare ‘ ma dai! Non me ne ero mai accorto’

 Antonio Musella è amministratore di C.F.F.- Consulenza e Formazione Finanziaria srl, società da lui fondata insieme a Antonia Nicosia nel 2000. La clientela d’elezione di CFF è costituita da istituzioni finanziarie e aziende del settore large Corporate. Precedentemente, dopo aver conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università di Napoli, ha frequentato il Master in Intermediazione Finanziaria, patrocinato dalla BNL e numerosi corsi di specializzazione tra cui il Corso sui Prodotti Derivati, presso l'Insead di Fontainbleu (Parigi) ed il Corso Internazionale sui Prodotti Derivati di Seconda Generazione presso la University of Toronto. L'esperienza professionale è stata acquisita nel settore finanza di primarie istituzioni quali il Credito Italiano, BNL , Banca Popolare di Verona ove ha assunto il ruolo di dirigente vicario della finanza, il Banco Napoli in cui è stato responsabile del Servizio Mercati e, infine la SIM Banco Napoli & Fumagalli Soldan presso cui ha svolto l'incarico di Direttore Generale. Alla competenza finanziaria ha nel tempo aggiunto la specializzazione su tematiche comportamentali e manageriali legate alla finanza comportamentale. Ha pubblicato diversi articoli su riviste specializzate, conseguendo il Premio Passari, patrocinato dal Assiom Forex, associazione degli operatori finanziari italiani.

Le informazioni pubblicate su questa pagina hanno scopo divulgativo e non rappresentano una consulenza, raccomandazione o sollecitazione ad effettuare investimenti né tantomeno ricerca in materia di investimenti. Le informazioni, per quanto accurate e aggiornate, possono non essere complete e non tengono conto delle caratteristiche patrimoniali e finanziarie dei singoli destinatari.
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