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Perché i tassi di interesse e i prezzi delle obbligazioni si muovono in direzione opposta?



Partiamo delle basi. Le obbligazioni rappresentano un “prestito” fatto dagli investitori ai governi o alle imprese (i cosiddetti emittenti), si caratterizzano per una data di emissione, una data di scadenza, un prezzo di emissione e uno di rimborso e una serie di flussi di cassa (cedole/interessi).

La prima cosa da tenere a mente è che non considerando l’ipotesi di fallimento dell’emittente (improbabile per le obbligazioni dei governi sviluppati e imprese più solide dotate infatti di rating “investment grade” e comunque raro per gli altri emittenti “high yield”), alla data di scadenza l’obbligazione rimborsa interamente il valore del prestito e degli interessi.

Al momento dell’emissione il rendimento atteso dell’obbligazione è determinato (oltre che dal prezzo di rimborso) da altri tre fattori: il prezzo di emissione, la cedola che l’emittente si impegna a pagare e la data di scadenza.

Se il prezzo di emissione e quello di rimborso coincidono allora il rendimento dell’obbligazione è pari al valore della cedola diviso per il prezzo di emissione. Ad esempio, un bond emesso al valore di 100 con prezzo di rimborso 100 e cedola annuale pari a 3, avrà un rendimento del 3/100=3%.

Le cose si complicano (leggermente) se il prezzo di emissione risulta diverso da quello di rimborso. Supponiamo che il prezzo di emissione del bond con cedola annuale pari a 3, prezzo di rimborso 100 e scadenza 5 anni sia 95; in questo caso il rendimento dell’obbligazione sarà circa 4.2%. Da dove viene questo 4.2%? Il rendimento cedolare è circa 3.15% (3/95), mentre un ulteriore 1.05% circa di rendimento deriva dal fatto che l’investitore compra oggi un’obbligazione a 95 che tra 5 anni verrà rimborsata a 100 (aggiungendo 1/95 all’anno al rendimento).

La maggior parte delle obbligazioni può essere acquistata o venduta anche dopo la data di emissione. Il prezzo di acquisto/vendita viene in questo caso determinato dalla dinamica tra domanda e offerta.

Torniamo al caso del nostro bond emesso a 100 con cedola annuale pari a 3 (rendimento iniziale 3%). Se appena dopo l’emissione il mercato continuasse a chiedere il 3% come tasso di interesse, allora il bond potrebbe essere comprato o venduto a 100. Se viceversa il mercato “cambiasse idea” e istantaneamente richiedesse un interesse più elevato (diciamo del 4.2%) per un prestito di pari caratteristiche, allora il prezzo del bond scenderebbe a 95 (in modo tale che il tasso di interesse per l’acquirente fosse 4.2%, come sopra calcolato).

Se invece il tasso di interesse richiesto dal mercato scendesse a 1.95%, allora il prezzo dell’obbligazione salirebbe a 105: in questo modo il rendimento assicurato all’acquirente sarebbe pari a 3/105 (2.90% circa) al quale andrebbe sommata (algebricamente) la differenza tra prezzo di rimborso e prezzo di acquisto (100-105=-5) da “spalmarsi” su 5 anni (-5/5 =-1) e da rapportare al prezzo di acquisto (-1/105=-0.95% circa), per riportare il rendimento a 1.95%. Possiamo ipotizzare che il giorno dopo se il mercato continuasse a richiedere un tasso di interesse del 3% il prezzo dell’obbligazione sarebbe ancora 100.

Quella descritta è la “la prima legge fondamentale” del mercato obbligazionario: prezzi e tassi di interesse si muovono in direzione opposta! Quando i rendimenti scendono i prezzi salgono, quando i rendimenti salgono i prezzi scendono.

Dunque, nel corso della sua vita, un’obbligazione avrà un prezzo variabile in funzione dei tassi di interesse definiti dai mercati; tuttavia, a scadenza (escludendo l’ipotesi, residuale, di fallimento dell’emittente) il valore dell’obbligazione sarà sempre pari al prezzo di rimborso (100 nel nostro esempio).

È proprio questa convergenza a un valore finale “certo” a rendere le obbligazioni uno strumento adatto agli investitori di lungo termine: indipendentemente dalla dinamica del mercato essi otterranno a scadenza il rimborso del capitale e degli interessi definiti al momento dell’acquisto.

Da quanto appena descritto possiamo, inoltre, ricavare la “seconda legge fondamentale” del mercato obbligazionario: in assenza di default dell’emittente, il prezzo di un’obbligazione influirà sul rendimento dell’investimento solo al momento dell’acquisto, proprio per via del meccanismo che lega prezzi e tassi di interesse. Seguiteci nel nostro prossimo articolo.


Commento a cura di Riccardo Ceretti, Responsabile Direzione Innovaction Lab

Le informazioni pubblicate su questa pagina hanno scopo divulgativo e non rappresentano una consulenza, raccomandazione o sollecitazione ad effettuare investimenti né tantomeno ricerca in materia di investimenti. Le informazioni, per quanto accurate e aggiornate, possono non essere complete e non tengono conto delle caratteristiche patrimoniali e finanziarie dei singoli destinatari.
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