Sulle prime potrebbero sembrare rocce, invece i coralli sono creature vive.
Appartengono al Regno Animalia, Phylum Cnidaria, Classe Anthozoa. Sono organismi coloniali che vivono ancorati al substrato e sono formati da un insieme di minuscoli invertebrati, chiamati polipi, in grado di vivere in rapporto simbiotico con alcune alghe unicellulari. Una convivenza con vantaggi reciproci: le alghe donano ai polipi ossigeno e zuccheri, prodotti attraverso la fotosintesi, e in cambio ricevono nutrienti e un habitat protetto nel quale poter vivere. Insieme formano una sorta di “superorganismo” in grado di costruire, in migliaia di anni, strutture stratificate, lunghe centinaia di chilometri, come ad esempio la Grande Barriera Corallina lungo la costa nord-orientale dell’Australia. I polipi sono costituiti da un corpo molle, di forma cilindrica, sulla cui sommità si trova una corona di tentacoli urticanti. La loro struttura esterna è rigida per via della secrezione di un esoscheletro di carbonato di calcio.
Tra le creature più antiche del Pianeta, i coralli ospitano un quarto della fauna marina, offrendo rifugio e nutrimento a numerose specie animali e vegetali. Inoltre, sono capaci di attenuare del 97% l’energia delle onde e proteggere le coste contrastandone l’erosione. Sebbene abbiano superato ben cinque estinzioni, i coralli adesso rischiano di scomparire, prevalentemente per il forte impatto antropico. Cambiamenti climatici, inquinamento, aumento della CO₂, pesca a strascico, ancoraggio selvaggio, cambiamenti nella morfologia costiera, ne stanno mettendo a rischio la sopravvivenza.
Negli ultimi decenni, quasi la metà delle barriere coralline di tutto il mondo è stata distrutta o fortemente compromessa e lo stesso sta accadendo nel Mar Mediterraneo, culla di coralli preziosi ma poco conosciuti.
Nell’Area Marina Protetta Isola di Ustica, la prima AMP ad essere istituita in Italia nel 1986, è stato avviato “MedCoral Guardians”, un progetto pilota per il ripristino di aree degradate di Cladocora caespitosa, con il supporto della Fondazione Nando ed Elsa Peretti e in collaborazione con la Stazione Zoologica Anton Dohrn, l’Università Politecnica delle Marche, la Rutgers University e la Fondazione ambientalista Marevivo. Comunemente nota come “madrepora a cuscino”, pillow coral in inglese, appartenente alla famiglia dei Favidae, che include numerose specie tropicali, è il più importante corallo biocostruttore endemico del Mare nostrum, con un ruolo chiave nella creazione di ecosistemi marini estremamente ricchi di biodiversità.
Specie coloniale, la Cladocora caespitosa, forma vere e proprie scogliere coralline sommerse, paragonabili per estensione e ricchezza di biodiversità a quelle tropicali, e vive in simbiosi con le zooxantelle, alghe unicellulari che risiedono all’interno dei polipi, conferendo loro la caratteristica colorazione brunastro chiaro. Questa stretta relazione, tra alghe e polipi, è fondamentale per la crescita e la resilienza del corallo ma, al tempo stesso, è estremamente vulnerabile ai cambiamenti climatici e all’aumento della temperatura dell’acqua. La variazione di questi fattori può innescare il fenomeno del bleaching (sbiancamento), che danneggia gravemente il corallo, esponendolo più velocemente a fenomeni di necrosi (morte), mettendo gravemente a rischio l’equilibrio dell’ecosistema marino.
“MedCoral Guardians”, con le sue varie fasi di censimento, monitoraggio e restauro, mira a diffondere una maggiore consapevolezza tra i cittadini, combinando ricerca scientifica, azione concreta e sensibilizzazione. In un’ottica di citizen science, il progetto prevede il coinvolgimento di studenti, con programmi educativi, e dei subacquei, che parteciperanno al censimento e al monitoraggio delle colonie, contribuendo attivamente alla conservazione di questo indispensabile corallo del Mar Mediterraneo.

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