Negli ultimi decenni la frequenza e la gravità dei disastri naturali hanno subìto un incremento allarmante in tutto il mondo. Secondo l'Organizzazione Meteorologica Mondiale, il numero di catastrofi climatiche è raddoppiato negli ultimi 20 anni.
In Italia dall’inizio 2023, in base ai dati registrati dall’Osservatorio nazionale “Città Clima” di Legambiente, gli eventi climatici estremi sono aumentati del +135% rispetto a quelli di inizio 2022. In particolare, da gennaio a maggio, si sono registrati 122 episodi estremi contro i 52 degli stessi mesi del 2022.
Per richiamare l’attenzione su questa preoccupante escalation e spronare all’azione, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1989 ha istituito la “Giornata Internazionale per la riduzione dei disastri naturali” che si celebra ogni anno il 13 ottobre. L’obiettivo è sensibilizzare su come mitigare l'impatto di tali fenomeni attraverso adeguate politiche di sviluppo sostenibile, di adattamento e di gestione del territorio.
Secondo le proiezioni delle Nazioni Unite, se non si invertirà rapidamente la rotta, entro il 2030 il mondo dovrà affrontare circa 560 disastri all’anno e 37,6 milioni di persone vivranno in condizioni di estrema povertà proprio a causa degli impatti delle calamità naturali.
I cambiamenti climatici in atto stanno alterando gli equilibri ambientali su scala globale e amplificando gli eventi estremi. Infatti, l'aumento delle temperature medie globali, dovuto principalmente alle elevate emissioni di gas serra di origine antropica, sta modificando il sistema climatico terrestre. Ad esempio, oceani più caldi forniscono più energia ai cicloni tropicali che diventano così più violenti e l'atmosfera surriscaldata tende a trattenere più umidità, traducendosi in piogge torrenziali.
Secondo l’IPCC (Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico) per ogni grado centigrado di riscaldamento globale, gli eventi estremi di precipitazione quotidiana possono intensificarsi di circa il 7%. Inoltre, lo scioglimento dei ghiacci polari fa innalzare il livello del mare, amplificando le inondazioni costiere che, secondo l'ONU, entro il 2100 potrebbero minacciare beni per il 20% del PIL globale.
Infine, estati torride creeranno terreno fertile per roghi sempre più catastrofici, tanto che si prevede che, entro il 2030, la stagione degli incendi potrebbe durare tre mesi in più nelle aree già sottoposte a queste calamità.
Come stabilito dall'Accordo di Parigi, è essenziale iniziare a ridurre le emissioni di gas serra per mantenere il riscaldamento globale al di sotto di 2°C rispetto ai livelli preindustriali, con l'intento di contenerlo entro 1,5°C. Per questo è importante avviare una transizione ecologica verso un'economia carbon-neutral che ad oggi è tecnologicamente ed economicamente fattibile.
Di fronte a questa minaccia diventa cruciale anche aumentare la resilienza, ossia la capacità dei territori e delle comunità di resistere agli impatti dei disastri naturali. Ciò significa, ad esempio, pianificare lo sviluppo urbano in modo sostenibile, tutelare gli ecosistemi per diminuire frane e alluvioni, limitare il consumo di suolo nelle zone a rischio, adeguare le infrastrutture per resistere a eventi climatici estremi.
Agire su mitigazione e adattamento in modo sinergico è la chiave per affrontare la minaccia. I disastri climatici possono essere arginati se ci muoviamo uniti verso la rotta tracciata a Parigi. È una sfida complessa che richiede sforzi su più fronti, ma è l'unica via per un futuro sicuro.

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